Il rugby è uno sport di tradizione anglosassone che si sta diffondendo sempre di più anche in Italia. Soprattutto fra i più piccini, incuriositi e affascinati da questa divertente disciplina in cui, per la gioia di tutte le lavatrici, si impara a rotolare nel fango.

Forse non tutti sanno che il rugby è uno sport che apporta svariati benefici fisici e mentali. Purtroppo, molte famiglie la vedono ancora come un’attività violenta e rischiosa, poco adatta ai bambini. Niente di più sbagliato.

Vi convinceremo che il mondo della palla ovale è quello che fa per vostro figlio.

Mens sana…
Certo, tutti gli sport insegnano il significato delle parole disciplina e sacrificio. Ma il rugby è una vera e propria palestra di vita. La palla ovale è imprevedibile, nessuna sa dove rimbalzerà. Il rugby non insegna a prevedere la sua direzione, ma aiuta a diventare abbastanza forti, agili e astuti per correre a recuperarla là dove rimbalza. Nel rugby la palla si passa solo all’indietro, si avanza con fatica, si impara a lavorare con gli altri e per gli altri, non esiste il “fenomeno”, tutti sono indispensabili per arrivare in meta.

… In corpore sano
Il rugby è fra gli sport più completi in assoluto. Impegna sia le braccia sia le gambe in modo indipendente, ma allo stesso tempo coordinato, migliorando le capacità di movimento. Nel rugby tutte le parti del corpo sono coinvolte e questo contribuisce a sviluppare molteplici capacità motorie. Inoltre, gli istruttori insegnano ai bambini come cadere senza farsi male, in altre parole, a diventare più forti.

C’è posto per tutti
Robusto, magro, forte, agile, alto, piccolo… Nel rugby non sono richieste doti fisiche particolari, tutti possono entrare in campo e portare il proprio contributo alla squadra in base alle proprie abilità. Fino ai 12 anni non è prevista attività agonistica, per cui ciò che davvero conta in questo sport sono il divertimento, la partecipazione e l’apprendimento dei piccoli atleti.

Rispetto per l’arbitro
Nessuno, e ripetiamo, nessuno, all’infuori del capitano può rivolgersi all’arbitro. Figurarsi contestare le sue decisioni. Pena, un bel cartellino giallo e dieci minuti fuori dal campo in punizione dietro i pali della linea di meta avversaria.

Non è pericoloso
Chiariamo subito una cosa: nel rugby non ci si picchia. É uno sport di contatto, quindi si cade a terra, si placca, si spinge nella mischia. Ma è sbagliato vedere questa disciplina come una sorta di lotta. Il rugby prevede un regolamento molto severo, per cui tutti i comportamenti e movimenti ritenuti pericolosi e in grado di danneggiare gli altri giocatori vengono segnalati come fallo. In altre parole, cartellino giallo o cartellino rosso.

E poi festa
Tutti conoscono il mitico terzo tempo, il famoso momento di festa post partita in cui si mangia e si fa amicizia con gli avversari. Nel terzo tempo non ci sono vincitori, non ci sconfitti, non ci sono distanze tra giocatori e sostenitori, ma solo un bel gruppo di amici uniti dalla passione per la palla ovale. Questo è il rugby.

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